Collegata alla terraferma solamente da un ponte ad arcate in laterizio, prende vita Torre Astura, una torre costiera fortificata in una semi isola del Lazio appartenente al comune di Nettuno, dalla quale si può ammirare il bellissimo skyline su Palmarola e San Felice Circeo. Torre Astura, che deve il suo nome all’omonimo fiume, fu teatro delle 
Nel 1268 Corradino di Svevia, sconfitto a Tagliacozzo, si rifugiò in Astura, ma Giovanni Frangipane, signore di questa terra, lo consegnò a Carlo d’Angiò, re di Napoli. Così l’ultimo degli Svevi fu decapitato in una pubblica piazza. Il tragico episodio commosse cosi profondamente il viaggiatore e storico tedesco Ferdinando Gregorovius, che a metà Ottocento visitò questi luoghi, al punto che dedicò a Nettuno e a Torre Astura due sue commoventi poesie. Dichiarò che Torre Astura è la vedetta del Romanticismo, è la torre dei poeti tedeschi in Italia, e dovrebbe essere dichiarata proprietà nazionale tedesca. Nel 987 il conte Benedetto Tuscolano e Stèfana sua moglie donarono all’abate Leone del monastero di Sant’Alessio parte dei terreni posseduti in Astura. E i monaci vi costruirono così chiesa e monastero. Estinta la famiglia dei Tuscolani, Astura passò a Leone e Manuele Frangipane, loro parenti. Dopo esser stata di proprietà dei Caetani e degli Orsini, nel 1426 Astura passò ai Colonna i quali, intorno alla metà del XVI secolo, ristrutturarono il castello, conferendogli l’attuale aspetto. La villa fu venduta nel 1594 a Clemente VIII Aldobrandini. Da questi, estintasi la famiglia Aldobrandini, passò ai Borghese, dai quali fu a sua volta ceduta al comune di Nettuno negli anni settanta del XX secolo. Sino ad allora i fondali di questo piccolo paradiso immerso nel verde, ricchi di reperti archeologici, furono oggetti di saccheggi incontrollati.
Eleganti forme rinascimentali si aggiunsero negli anni alle opere romane e al rustico medievale. Di una antica Foresta di Astura, poi chiamata Selva di Mattone, restano oggi le modeste, seppure rigogliose, testimonianze della pineta di Astura e dei boschi di Foglino e di Crocette. Il luogo ha ispirato nei secoli scrittori e poeti. La flora qui è di una magnificenza tropicale, l’edera si avvinghia alle querce maestose. E ancora, Giuseppe Brovelli Soffredini nel 1887: L’immenso, imponente e grandioso giardino, il cui suolo era tappezzato da un verde scintillante nelle chiazze assolate e da un verde turchiniccio sotto l’ombra degli annosi cerri. Gabriele D’Annunzio, che vi è stato nel mese di marzo del 1897, racconta di una pineta meravigliosa, i tronchi sono così fitti che lasciano appena penetrare qualche occhio di sole e gli alberi fulvi, con i loro rami carichi di aghi, brillano di questa divina iridescenza, di questa sovrammirabile opera d’incanto-aracnea.
In tempi a noi più comuni, Torre Astura diventa luogo di ambientazione per diversi film e scene televisive, mentre durante la stagione estiva in quest’area dalla bellezza mozzafiato e ricca di storia prende vita la balneazione, con motoscafi, yacht e barche a vela ad animare la costa.